MBE 2022

Si è conclusa domenica Motor Bike Expo: la vetrina di tutte le “visioni” del mondo del motociclismo, dai nuovi modelli al custom, dallo sport alla solidarietà.

Motor Bike Expo anche per il 2022 si è concluso, lanciando un forte segnale di ottimismo. La qualità dei visitatori ha caratterizzato la rassegna veronese fin dal primo giorno. Un risultato che conferma la capacità del Salone di rappresentare tutte le componenti del mondo della moto.

Con 600 espositori, 8 padiglioni occupati, 94 eventi in programma su quattro giornate, Motor Bike Expo ha realizzato tutti gli obiettivi compatibili con le normative vigenti.

Tra i momenti più significativi della manifestazione, il taglio del nastro del Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia; le esibizioni del campionissimo catalano del Trial, Toni Bou; e l’arrivo del pilota Franco Picco, di ritorno dal Rally Dakar.

Toni Bou
Toni Bou

Il ritorno del “Leone del deserto”

Pur non essendo previsto il controllo orario, Franco Picco si è presentato puntualmente alle 11 nell’hospitality FMI del Pad. 5 del . Motor Bike Expo. Il veterano (66 anni) vicentino dei rally raid ha raccontato a giornalisti e appassionati l’esperienza alla sua 28esima Dakar disputata in Arabia Saudita. Al suo esordio sulla Fantic Rally 450, è arrivato fino in fondo agli 8.375 km, con 12 prove speciali, riportando il 72° posto assoluto, 6° nella categoria Veteran over 50. «È stata una Dakar vera, con tanti chilometri e tante difficoltà, nella quale è stato importante sapersi gestire. Soprattutto nella seconda settimana, la più insidiosa per la superficie più secca del tracciato, ciò che contava era pensare a non rompere la moto».

Franco Picco
Franco Picco

Durante la foto di rito dei piloti italiani, l’inossidabile “Leone del deserto” ha incontrato l’esordiente di lusso Danilo Petrucci, che gli ha subito chiesto qualche consiglio. «Era zoppicante dopo la sua caduta su una duna, gli ho detto di stare attento, perché la gara è lunga e insidiosa. A differenza della velocità in pista, qui non si può cercare il limite in curva rischiando la caduta, l’importante è non sbagliare», ha raccontato Picco. «Forse l’ha penalizzato la scarsa padronanza tecnica della moto, per il resto è stato veloce dimostrando di saper gestire la corsa e la navigazione».

Appena rientrato in Italia, Franco Picco ha ricevuto l’invito a partecipare all’Africa Eco Race, in programma a marzo.

«Con lui ci ha accomunato la perseveranza di tagliare il traguardo delle rispettive gare, la Dakar e l’edizione 2022 di MBE», ha commentato l’organizzatore Francesco Agnoletto.

Tutte le custom premiate da LowRide magazine

Il gran finale della domenica è tradizionalmente legato ai riconoscimenti assegnati da LowRide magazine alle custom iscritte al proprio bike show. Ogni tipo di filosofia ed estetica custom ha trovato spazio e gloria sul Main Stage del Pad. 1, nel cuore del Custom District.

Al vertice della Top 20 la Harley-Davidson WL del 1946 costruita dall’atelier bresciano Gallery Motorcycles, davanti alla ASB 199 di Asso Special Bike e alla H-D Shovelhead 1200 del ’72, realizzata dal francese Pascal Fisher.

Gallery Motorcycles
Gallery Motorcycles

La Sportster XLH Ironhead di Roberto Caputo/RCK-Roll Chop si è aggiudicata lo Sporty Award.

Best Scrambler a un altra Sportster, preparata da MC Cycles.

American Dreams si è portato a casa il premio per la Best Cafe Racer grazie alla Buell Chemistry, mentre la concessionaria BMW Motorrad Aurelia si è aggiudicata il Best Modified con la maxicruiser BMW R 18.

Low Society Panhead 1948
Low Society Panhead 1948

Non sempre vincono i… bravi ragazzi, a MBE: in questo caso, il premio per la Best Club Style è appannaggio della H-D Road Glide trasformata dal Bad Boys Garage.

La Best Bagger è la Harley-Davidson del Devil’s Garage, mentre Dox Art Factory si è assicurata il premio Best Paint, assegnato alla miglior verniciatura.

La H-D Panhead di Low Society è stata nominata Best Bobber, mentre il Best Chopper è stato assegnato alla straordinaria “digger” H-D Knucklehead di Steve Drieghe.

Knucklehead Digger, Steve Drieghe
The Acespader, Steve Drieghe

Alla creatività senza freni dell’officina Meccanicamente è stato tributato il Best Free Style.

Rullo di tamburi finale per l’attesissimo riconoscimento del Best of Show, assegnato al bobber del costruttore francese Stéphane Grand/T4.

Stéphane Grand/T4
Stéphane Grand/T4

Le storiche moto made in USA si prendono la scena

Accanto alle custom più spettacolari, anche le “old ladies” americane, le moto classiche da collezione, si sono conquistate l’attenzione dei biker. Il pubblico di MBE ha potuto gustarsi da vicino pezzi di assoluto valore.

Si parte con le due Indian classe 1927 nel piccolo stand-museo di Abnormal Cycles, entrambe con motori da 600 cc sapientemente alloggiati su telaio corto, per esaltarne le doti di maneggevolezza. L’animo classico è interamente preservato dalla verniciatura secolare conservata, dal gas tutto a sinistra, dalla frizione a pedale, cambio a mano e sospensione a balestra.

Approccio del tutto diverso, votato al restauro integrale, per Classic Motorcycle, una realtà bresciana nata da appena un anno che ricerca pezzi unici americani d’epoca.

All’interno del loro stand si può godere della vista di una Henderson 4 cilindri da 1100 cc del 1919. È un modello sempre molto apprezzato nelle aste internazionali.

Henderson
Henderson

Al suo fianco, una Harley-Davidson con bicilindrico Knucklehead 1000 del ’39, anch’essa molto pregiata e ricercata dai collezionisti giapponesi.

La proposta dei veronesi di Reparto Sportivo, importatori di Harley-Davidson e Buell classiche degli anni 80 e 90, è concentrata sui modelli di interesse storico più recenti, o a tiratura limitata. Nel loro stand troneggiano tre belle youngtimer: una Harley-Davidson Dyna “Daytona” del 1992, equipaggiata con motore 1340 EVO e costruita in soli 1.700 esemplari; una Springer Softail prima serie 85° anniversario sempre 1340 EVO prodotta in soli 1450 pezzi; e una Sturgis Shovelhead 1340 cc del 1981.

Harley Davidson Sturgis Shovelhead 1340, Reparto Sportivo
Harley Davidson Sturgis Shovelhead 1340, Reparto Sportivo

Dust’nSardinia, Audax 1000 e le Cagiva Elefant degli anni 80

Sul palco Dakar Africa MBE, il moto club MAAN Motocicli Audaci ha presentato il sesto round di Dust’n Sardinia, il tour dell’Isuledda su strada e fuoristrada riservato alle scrambler classiche e moderne, che si terrà dal 3 al 5 giugno. Un successo annunciato, visto che tutti i posti sono già stati assegnati.

L’Audax 1000 è in programma dal 2 al 4 settembre, riservato a 20 cafe racer e special. Mille chilometri in tre giorni attraverso la bellezza nascosta della Sardegna, con prove speciali navigate da cartine topografiche d’epoca. MAAN Motocicli Audaci devolverà il ricavato della gran fondo in beneficenza.

Al centro del Pad. 5, gli appassionati di offroad si sono lasciti rapire dalle suggestioni dakariane delle Cagiva Elefant di Edi Orioli e della Yamaha di Franco Picco, protagoniste della stagione mitica dei rally raid degli anni 80 e 90. Le ha portate Elefant People nello spazio della rivista Fuoristrada d’Epoca. Un parterre eccezionale, fra le quali le Cagiva 904 SP prima serie Marathon di Orioli e di Jordi Arcarons alla Dakar 1994, la replica della SP II Marathon dell’edizione successiva e la Yamaha Super Ténéré di Picco in livrea Chesterfield.

I motociclisti confermano la sensibilità ai temi sociali

Quando si tratta di fare del bene, associazioni umanitarie, ONLUS e moto club non perdono l’occasione di unire le forze.

Le iniziative a favore dei meno fortunati presentate a Motor Bike Expo hanno sensibilizzato i motociclisti su più aspetti. Dal 2015, l’associazione Diversa-Mente di Verona promuove ogni anno la Route21 Chromosome on the Road, il giro d’Italia in moto con i ragazzi Down che coniuga la passione per le Harley-Davidson dell’ideatore con il suo impegno nel sociale.

Sabato è stata presentata “In moto con l’Africa”, l’iniziativa del team di biker del Marco Polo Team uniti dalla passione per i viaggi e la voglia di rendersi utili a Medici con l’Africa Cuamm. Si tratta di un’organizzazione italiana che da oltre settant’anni lavora nel continente africano per garantire l’accesso alle cure alle persone che vivono nelle zone periferiche e più lontane.

Anche l’associazione vicentina Energia&Sorrisi ODV sostiene SOS Bihac in Bosnia ed Erzegovina, per aiutare i giovani migranti a sopravvivere consegnando loro generi essenziali di conforto e cure mediche.

In moto con l’Africa
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